| Con l’effetto farfalla cominciamo a cambiare il mondo |
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| Lunedì 23 Marzo 2015 11:51 |
(Laura G. D’Orso) E se lo stile o la moda fossero anche e soprattutto una questione di bellezza sociale? Il binomio moda e beneficenza può risultare strano, ma negli ultimi anni molti sono stati i designer che hanno realizzato collezioni o capsule collection dedicate a progetti di solidarietà. Ma quanto ci rappresenta ciò che indossiamo? E quanto riflette del nostro modo di vivere, di pensare, di vedere il mondo?In quale misura ci facciamo testimoni di stile e di un messaggio che va oltre lo stile? E se lo stile fosse anche una questione di bellezza sociale? Queste domande hanno ispirato l’immaginazione di Monica Rivella con un’idea che unisce la creatività individuale alla responsabilità sociale. “Compito dell’immaginazione è la redenzione della realtà” ha detto lo scrittore colombiano Nicolás Gómez Dávila, ed è mettendo in campo la sua immaginazione che Monica Rivella ha ideato il progetto Be the Butterfly Effect.
Monica ha collaborato con la Fondazione americana no-profit Karma for Cara, è stato un incontro decisivo. “Ho conosciuto personalmente la famiglia che gestisce la Karma for Cara Foundation” spiega Monica Rivella, “e ho iniziato a seguire le loro attività. In quell’iniziativa, in quello spirito, in quel progetto, ho trovato ciò che cercavo”.
Nel 2014 la fondazione commissiona a Monica il design del suo sito web e l’ideazione del logo: una farfalla arancione. Una farfalla arancione, che è il colore che rappresenta la lotta contro la leucemia da cui ha preso ispirazione l’idea della T-shirt Be the Butterfly Effect. Secondo l’Effetto Farfalla, il battito d’ali di una farfalla in Brasile può generare un tornado in Texas. Ciò significa che un piccolo cambiamento, avvenuto in un luogo all’interno di un sistema complesso, può produrre effetti incisivi ed inattesi altrove. L’effetto farfalla di Monica Rivella coinvolge le persone, declina lavoro e responsabilità sociale, offre un prodotto bello e di alta qualità sostenuto da un proposito che va oltre la semplice estetica. Nel corso della sua breve vita, Cara si è sempre dedicata a un’intensa attività di volontariato, con una particolare attenzione verso i giovani e il loro disagio. Da questo impegno, dopo la sua scomparsa è nata la fondazione che porta il suo nome, e da questa sensibilità nei confronti dei ragazzi ha preso avvio una serie di programmi di sensibilizzazione al volontariato giovanile, al sostegno di bambini e adolescenti per la creazione di servizi sociali comunitari, al supporto delle famiglie che lottano contro il cancro e, che devolve parte del ricavato delle sue attività a favore dei malati di cancro e delle loro famiglie. Adesso anche Monza è diventata tappa di questo battito di ali e sabato 28 Marzo, in Via Cortelonga, nel negozio I Paperi che gentilmente ha concesso la disponibilità dell’evento verrà organizzata una giornata benefica per raccogliere fondi per l’Associazione. Monza “la generosa” sicuramente non si tirerà indietro e dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:30 in Via Cortelonga si avvertirà un soffuso soffio di battito d’ali. |

(Laura G. D’Orso) E se lo stile o la moda fossero anche e soprattutto una questione di bellezza sociale? Il binomio moda e beneficenza può risultare strano, ma negli ultimi anni molti sono stati i designer che hanno realizzato collezioni o capsule collection dedicate a progetti di solidarietà. Ma quanto ci rappresenta ciò che indossiamo? E quanto riflette del nostro modo di vivere, di pensare, di vedere il mondo?