| Il fascino e il mito dell’Italia dal cinquecento al contemporaneo |
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| Giovedì 27 Agosto 2015 05:56 |
Villa Reale di Monza secondo piano nobile - Per almeno tre secoli, dall’inizio del Seicento a tutto l’Ottocento, l’Italia è stata la meta privilegiata degli aristocratici e degli uomini di cultura di tutta Europa e nel XIX secolo anche del Nuovo Mondo, in quanto il viaggio in Italia – il famoso Grand Tour – costituiva una tappa ineludibile del processo di formazione delle classi dirigenti europee. Ad attirare erano non solo i monumenti e le opere d’arte, ma anche lo splendore del paesaggio mediterraneo e la dolcezza del clima, le feste e le cerimonie religiose, la pittoresca umanità della popolazione e la ricca varietà delle tradizioni popolari, non meno della bellezza delle donne che evocava quella delle divinità antiche o delle Madonne dipinte dai grandi maestri come Raffaello. Si creò così il mito dell’Italia, depositato nell’immaginario collettivo dell’Europa colta.Ma almeno dal secolo precedente, già dal 1520, data della morte di Raffaello, l’arte italiana, che a sua volta si era riferita all’esempio dell’antichità classica, cominciò a essere presa a modello dagli stranieri. Questo gusto, codificato sotto l’insegna del “bello ideale”, avrà diverse manifestazioni lungo il corso dei secoli nella storia della pittura, della scultura, delle arti decorative e dell’architettura internazionali.
In occasione di Expo 2015, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con il sostegno di Regione Lombardia, ha voluto realizzare la grande mostra Il Fascino e il mito dell’Italia. Dal Cinquecento al contemporaneo che è tutt’ora in corso alla Villa Reale di Monza, prodotta da Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, Skira editore e Cultura Domani.
Si tratta senza dubbio di un progetto ambizioso e affascinante, che permetterà ai visitatori, italiani e stranieri, di comprendere come il nostro Paese sia stato vissuto e interpretato nell’epoca moderna dai più importanti artisti stranieri, che ne hanno fatto uno dei soggetti preferiti e una delle più ricche fonti di ispirazione.
Il progetto scientifico della mostra è stato elaborato a cura della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici e della Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Milano, che hanno raccolto attorno a questo tema un Comitato scientifico composto dai principali studiosi in ciascuno degli ambiti cronologici di riferimento. Particolarmente significativo è stato fin qui il generoso intervento di mecenatismo di Giulio Properzi, che della mostra è stato uno degli ispiratori sostenendone il progetto.
La mostra rievoca la fascinazione esercitata sui grandi artisti stranieri dai nostri monumenti, dai nostri paesaggi e dalle nostre tradizioni attraverso una serie di opere esemplari, tra le quali capolavori di pittura, scultura e fotografia, concessi in prestito dalle maggiori istituzioni museali italiane e internazionali. Viene inoltre evidenziato il ruolo dell'Italia quale “maestra delle arti”, grazie a dipinti e sculture di celebri maestri stranieri come Lucas Cranach di cui è esposto il magnifico olio Eva (1528); Rubens con Ritratto di Giovanna Spinola Pavese (1604-1608), Antoon Van Dyck con un Autoritratto (1622-1623) e un bellissimo ritratto femminile (1627); Claude Lorrain di cui si presenta Porto con Villa Medici (1637), Gerrit van Honthorst detto Gherardo delle Notti con Giocatori di carte (1620), Valentin de Boulogne con Negazione di Pietro (1620 circa), Gaspar Van Wittel con quattro magnifiche vedute di Venezia, Napoli, Firenze e Roma, Angelika Kauffmann con un poetico ritratto femminile (1794), Anton Raphael Mengs con il Ritratto di papa Clemente XIII (1765), il Ritratto del cardinale Archinto (1756), il Ritratto allegorico di James Caulfeild (1756-58), un Autoritratto (1773) e la celebre Madonna della seggiola (1770-71), copia da Raffaello; Joshua Reynolds con Sir William Hamilton (1776-77), Ingres con un olio di soggetto religioso (1820), Jean-Léon Gérome con Souvenir d’ItalieÂÂÂÂ (1849), opera immagine della mostra. Accanto a loro altre straordinarie opere di maestri italiani assunti a modello, come Danae (1530-1531) del Correggio, Ritratto di Ippolito de’ Medici (1532-34) di Tiziano, Il colonnello William Gordon (1765-1766) di Pompeo Batoni, Corinna (1819) di Antonio Canova.Ma anche nel Novecento, e persino nel nuovo millennio, il Bel Paese non ha cessato di esercitare la sua fascinazione sugli artisti del mondo intero. Agli inizi del Novecento gli artisti stranieri, specialmente francesi, sono attirati dal Prix de Rome, che, con il soggiorno a Roma all’Académie de France in Villa Medici, rappresenta da generazioni l’obiettivo più ambito. Anche Henry Moore compie il suo “viaggio di formazione” in Italia, che nel 1925 lo porta a Roma, Firenze, Siena, Assisi, Padova, Ravenna e Venezia. Il mito di Michelangelo continuerà a irradiarsi lungo il secolo: in mostra lo si è illustrato con due splendide sculture di Henri Matisse e Auguste Rodin, con due magnifiche tele di Pablo Picasso e un intenso olio di Salvador Dalí. Dalla nascita delle Avanguardie in poi numerosi artisti, anche i più anticonformisti e radicali, compiranno il loro “pellegrinaggio” in Italia, favoriti anche da personalità come la gallerista americana Ileana Sonnabend che, nata in una ricchissima famiglia ebraica di Bucarest, era stata abituata sin dall’infanzia a trascorrere le vacanze in Italia. Inevitabile che i “suoi” artisti, come per esempio Gilbert & George e Robert Rauschenberg creassero opere ispirate alla nostra storia dell’arte, sedotti come lei dall’Italia e dalla sua tradizione. In loro lo sguardo sull’Italia è assai diverso da quello di chi li aveva preceduti: l’approccio è più elaborato e concettuale. E si rivolge assai più alla lezione dell’arte italiana antica che alle seduzioni del paesaggio. Altri importanti artisti del secondo Novecento che hanno guardato all’Italia per il loro lavoro e l’hanno visitata più volte sono Yves Klein e Andy Warhol, così come il nostro Paese affascina celebri maestri della contemporaneità di cui saranno in mostra opere significative, come Anselm Kiefer, William Kentridge, Marina Abramović, Christo+Jeanne Claude, i fotografi della scuola di Düsserldorf come Axel Hütte, Thomas Struth, Candida Höfer o americani come Lawrence Beck, sino al bellissimo video Viaggio in Italia del 2006 di Victor Burgin che chiude la mostra.La mostra si avvale della collaborazione di circa sessanta enti prestatori, fra pubblici e privati, stranieri e italiani per un corpus di circa 90 opere provenienti da Italia, Europa e America. Tra i prestatori, le Collezioni del Principe del Liechtenstein, che partecipa con dodici opere fra sculture e dipinti, l’Hermitage di San Pietroburgo, il Louvre, il Musée d’Orsay, l’Orangérie, il Musée Picasso di Parigi, il Musée des Beaux-Arts di Lione e il Musée Ingres di Montauban, il Prado di Madrid e la Fondazione Dalì di Figueres, il National Trust of Scotland di Edimburgo, la National Portrait Gallery di Londra, il Bayerisches Nationalmuseum di Monaco, la Galleria Borghese e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Galleria degli Uffizi e la Galleria Palatina di Firenze, il Museo Nazionale di Capodimonte e il Museo Archeologico di Napoli. Ad accogliere ed esaltare i prestiti è la splendida cornice della neoclassica Villa Reale di Monza, oggi completamente riaperta al pubblico nel corpo centrale dopo lunghi e complessi restauri che ne hanno restituito l’aspetto originale. Immersa nel grande parco, che ne costituisce parte integrante, oltre al circuito degli appartamenti reali, la villa comprende nuovi spazi espositivi, integrati agli ambienti originari del secondo piano nobile ed è dotata di nuove strutture dedicate all’accoglienza e alla ristorazione. Rappresenta dunque uno straordinario centro espositivo di livello internazionale, tanto da aver previsto di destinare l’intero complesso monumentale a finalità culturali e di alta rappresentanza istituzionale, in vista delle manifestazioni connesse a Expo 2015. La sequenza di grandi capolavori unisce il profondo rigore scientifico del progetto con un’altissima spettacolarità, per offrire una mostra comprensibile e godibile dal pubblico più vasto, italiano e internazionale, che verrà toccato da una vera e propria “sindrome di Stendhal”. Nel periodo eccezionale di Expo 2015, in cui tutta l'Italia, e non solo Milano – destinata a essere la vetrina delle eccellenze nazionali –, sarà sotto gli occhi del mondo intero, questa rassegna intende essere anche simbolicamente un contributo importante per la valorizzazione del nostro patrimonio artistico e paesaggistico, con un linguaggio espositivo rigoroso ma di immediata comprensione, che ricordi il ruolo primario della nazione, volto alla costruzione di un’identità culturale comune all’Occidente. Fino al 6 settembre 2015 Le sezioni della mostra I. Il Cinquecento I.1 - Introduzione
I.2 - L’antico e la lezione dei grandi maestri II. Il mito dell’Italia nell’Europa del Seicento e del Settecento II.1 - La continuità dell’antico
II.2 - Il colore dei modelli italiani: la fortuna di Tiziano e dei maestri veneti del Cinquecento II.3 - Pittori “che vanno e vengono e non li si può dar regola”: la scoperta della vita quotidiana nella nuova pittura dei caravaggeschi II.4 - Il colore delle piazze e del popolo: folclore e vita nelle strade d’Italia II.5 - Il colore del cielo e degli intonaci: la scoperta del paesaggio italiano tra indagini naturali e vedute cittadine II.6 - “Un popolo di statue e di prelati” III. Dal Neoclassicismo al Simbolismo III.1 - Artisti, viaggiatori e collezionisti nei bagliori del Vesuvio
III.2 - L’immagine dell’Italia tra allegorie e panorami III.3 - Passione e nostalgia dell’antico. Il culto dei classici tra il sublime di Michelangelo e la bellezza ideale di Raffaello III.4 - La “grazia” di Correggio tra Canova e Prud’hon III.5 - Il fascino della religione cattolica e la bellezza senza tempo della scultura. Canova e Thorvaldsen III.6 - La nobiltà e la bellezza del popolo italiano IV. L’ultimo Ottocento, il Novecento e il Duemila IV.1 - La seduzione di Michelangelo, da Rodin a Rothko
IV.2 - Il fascino della classicità e della grande arte italiana, da Picasso a Rauschenberg IV.3 - L’immagine dell’Italia e il “nuovo Grand Tour” |

Villa Reale di Monza secondo piano nobile - Per almeno tre secoli, dall’inizio del Seicento a tutto l’Ottocento, l’Italia è stata la meta privilegiata degli aristocratici e degli uomini di cultura di tutta Europa e nel XIX secolo anche del Nuovo Mondo, in quanto il viaggio in Italia – il famoso Grand Tour – costituiva una tappa ineludibile del processo di formazione delle classi dirigenti europee. Ad attirare erano non solo i monumenti e le opere d’arte, ma anche lo splendore del paesaggio mediterraneo e la dolcezza del clima, le feste e le cerimonie religiose, la pittoresca umanità della popolazione e la ricca varietà delle tradizioni popolari, non meno della bellezza delle donne che evocava quella delle divinità antiche o delle Madonne dipinte dai grandi maestri come Raffaello. Si creò così il mito dell’Italia, depositato nell’immaginario collettivo dell’Europa colta.