| Teatro alla Scala. Concerto di Natale |
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| Mercoledì 27 Gennaio 2016 07:03 |
(Vittoria Licari) La musica di Ludvig van Beethoven è indubbiamente fra le più adatte per un concerto che celebri la massima festività della religione cristiana: in essa, infatti, è racchiuso un senso religioso che supera le differenze fra le fedi e guarda all’uomo come creatura divina non già in termini di “superomismo”, bensì come essere potenzialmente perfetto in quanto emanazione del “lieber Vater” che dimora “überm Sternenzelt” - il Padre amoroso che sta al di sopra del cielo stellato - secondo quanto recita l’ode An die Freude di Friedrich Schiller, intonata dal musicista di Bonn come finale della sua Nona Sinfonia.
Il programma presentato per il Natale 2015 dai complessi scaligeri diretti da Franz Welser-Möst partiva dalla celebrazione dell’amore coniugale e della giustizia umana, intesi come riflesso dell’amore e della giustizia divini, con la Leonore III, ouverture op. 72b, che è in realtà la seconda delle quattro ouverture scritte da Beethoven per Fidelio, originata dalla rielaborazione della cosiddetta Leonore II, e introdusse la prima rappresentazione della seconda versione dell’opera, avvenuta a Vienna nel marzo 1806.
In essa vengono posti in evidenza proprio i temi musicali relativi alla profonda religiosità dell’eroe Florestan - che accetta di sopportare, sull’esempio di Cristo in croce, la sofferenza inflittagli su questa terra dall’iniquità degli uomini - e alla giustizia umana, rappresentata dal ministro, che a tale iniquità pone fine e rimedio, non mancando però di ringraziare Dio per la sua suprema giustizia. Proseguiva quindi con la Fantasie in do minore per pianoforte, coro e orchestra op. 80, originalissima composizione in cui la tradizionale forma del concerto per pianoforte e orchestra viene superata in favore di una scrittura dal carattere brillante e improvvisativo, che si conclude con una pagina corale su versi attribuiti a Christoph J. A. Kuffner (1780 – 1846), costituenti un’ode alla musica intesa come mezzo di elevazione dell’anima, in cui non è difficile ravvisare lo stesso spirito ideale che sarà alla base dell’ultimo movimento della Nona. E infine la Messa in do maggiore op. 86, commissionata dal principe Nikolaus II Esterházy ed eseguita per la prima volta nella Bergkirche di Eisenstadt – di cui gli Esterházy erano signori – il 13 settembre 1807, ma parzialmente ripresentata nel corso della lunghissima “accademia” del 22 dicembre di quello stesso anno, durante la quale venne anche eseguita proprio la Fantasie op. 80. Ne sono stati ottimi interpreti i solisti Luba Orgonášová (soprano), Gerhild Romberger (mezzosoprano), Christian Elsner (tenore) e Wilhelm Schwinghammer (basso), che nella Fantasie, in cui ha spiccato la prova pianistica di Andrea Lucchesini, sono stati affiancati dal mezzosoprano Kristin Sveinsdóttir e dal tenore Martin Piskorski, dell’Accademia del Teatro alla Scala. Sotto la direzione di Franz Welser-Möst l’orchestra della Scala ha dimostrato la sua grande duttilità e la professionalità dei suoi componenti: la qualità del suono, asciutto e nel contempo brillante, non aveva nulla da invidiare alle grandi orchestre sinfoniche di area tedesca. Perfetto anche il coro, preparato da Bruno Casoni, impegnato in due partiture di notevole difficoltà. |

(Vittoria Licari) La musica di Ludvig van Beethoven è indubbiamente fra le più adatte per un concerto che celebri la massima festività della religione cristiana: in essa, infatti, è racchiuso un senso religioso che supera le differenze fra le fedi e guarda all’uomo come creatura divina non già in termini di “superomismo”, bensì come essere potenzialmente perfetto in quanto emanazione del “lieber Vater” che dimora “überm Sternenzelt” - il Padre amoroso che sta al di sopra del cielo stellato - secondo quanto recita l’ode An die Freude di Friedrich Schiller, intonata dal musicista di Bonn come finale della sua Nona Sinfonia.
Il programma presentato per il Natale 2015 dai complessi scaligeri diretti da Franz Welser-Möst partiva dalla celebrazione dell’amore coniugale e della giustizia umana, intesi come riflesso dell’amore e della giustizia divini, con la Leonore III, ouverture op. 72b, che è in realtà la seconda delle quattro ouverture scritte da Beethoven per Fidelio, originata dalla rielaborazione della cosiddetta Leonore II, e introdusse la prima rappresentazione della seconda versione dell’opera, avvenuta a Vienna nel marzo 1806.
