| Imparare a giocare per stare assieme |
|
| Venerdì 14 Aprile 2017 06:07 |
|
La data scelta (1 aprile), poteva indurre a pensare al classico “pesce d’aprile”, perché dopo tutto l’argomento “giochi” poteva prestarsi allo “scherzo”.
Invece, niente di tutto ciò, anzi Stefano Mauri, a tale consesso, oltre portare i tre opuscoli, aventi per titolo “Imparare a giocare per stare assieme”, ha voluto argomentare la sua presentazione arricchendola di aspetti culturali oltre che testimoniali. Egli ha cioè ricordato che “Giochi di un tempo” rientrando negli usi-costumi con un proprio linguaggio, con un proprio valore, rappresentano la “Cultùra” di una comunità.
Opportunamente, l’autore del libro, ha voluto peraltro ripercorrere le tappe fondamentali della sua esperienza nella pratica dei giochi di un tempo, ricordando che detti giochi non riguardano esclusivamente il mondo dell’infanzia o del semplice divertimento. È così che, Stefano Mauri, in successione, dapprima racconta la sua collaborazione giornalistica con la rivista monzese multidisciplinare “Ireos”, poi il coinvolgimento con giovani artisti del disegno (Bianca, Arianna, Roberta, Giorgio), quindi la realizzazione di un evento ad hoc: “Olimpiadi giochi di un tempo” (30 settembre 2012) tramite la “Associazione classe 1949 Monza”, “Amìs Cassinn Buè” e altri. L’autore, nel presentare il suo libro che raccoglie la descrizione e la illustrazione di una ventina di giochi, tra cui: Palla-prigioniera, Cichètt, Campàna, Tulìtt, Tàpa-tòla, Pàsarela, Bandéra, Cavàl, Spièrla, Gandulìtt, eccetera, ha affrontato l’argomento ludico conferendogli contenuti culturali e scientifici. Ha cioè riconosciuto ai “Giochi di un tempo” l’espressione di una cultura, un ruolo educativo, una rappresentazione di uno svago diverso e un’etica parsimoniosa. Per esplicitare tali doti ha rammentato la sapiente definizione (1871) dell’antropologo E. B. Tylor (1832-1917); altresì, Stefano Mauri, ha portato a sua testimonianza la lunga attività svolta nelle diverse Scuole Primarie monzesi, nonché quella trascorsa per un intero anno scolastico presso gli studenti della classe 4^ di Scienze Umane del “Liceo Dehon”. A sostegno delle sue tesi, l’autore, ha pure citato i suoi coinvolgimenti nelle feste di quartiere che peraltro hanno il vantaggio di non gravare pesantemente sulle squattrinate casse. Stefano Mauri, nella presentazione di questi opuscoli “Imparare a giocare per stare assieme”, ha cercato di promuovere i “Giochi di un tempo” nella loro essenza, ricordando ai convenuti che essi si prestano oltre a patrocinare la cultùra (lingua e tutte le altre facoltà pertinenti) a essere: modo di promozione per donazioni, argomento di relazione, strumento di integrazione, mezzo di attrazione, maniera di svago e veicolo di cultura accademica. A naturale conclusione dell’incontro, l’autore si è congedato, con diletto, dai convenuti recitando la sua poesia: “Giugà per imparà” |

