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ALIGI SASSU in terra di Brianza Stampa
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Lunedì 26 Novembre 2012 22:10

bertazzini sassu(Pier Franco Bertazzini) 1912: cent’anni fa nasceva a Milano Aligi Sassu da una famiglia trasmigrata dalla Sardegna. Pittore e scultore. Ma prima un uomo meraviglioso. E l’ho conosciuto e incontrato più volte. Anche ceramista, affreschista, autore di vetrate, grafico. Un testimone del secolo” ha detto qualcuno.Un predestinato. Infatti, a sedici anni, con un altro giovane poco più che ventenne, Bruno Munari, incontrò e piacque a Filippo Tommaso Marinetti, che gli aprì le porte della Biennale.

Futurista, poi primitivista, poi cultore dell’ “amor vitae”, il desiderio di vita.
I suoi Uomini rossi, i Giocatori di dadi, i Cacciatori, i Cavalieri, i Nudi, le figure mitiche, i personaggi che popolano i Caffè, gli Argonauti, esprimono l’amore della vita, sono la giovinezza, sono espressioni sintetiche ed emblematiche della ricchezza di umanità che trasuda dall’uomo e dall’artista.
La Brianza lo ricorda. Sassu per anni, dal 1967, in Brianza ci vive, a Monticello, dove lascia nella parrocchiale l’affresco absidale e la Via Crucis.
Ma di Sassu ci sono vetrate a Desio e a Giussano, un mosaico a Seregno, le ceramiche a Missaglia.
E anche a Monza Sassu fu di casa in molte occasioni. Collaborò con Carlo Turati, mitico Art Director della M.I.A. , manifestazione importante a livello nazionale nel campo dell’artigianato e dell’arredamento, morta purtroppo quest’anno.
Già prima, nel ’65, Monza aveva ospitato dell’artista una mostra antologica di opere grafiche. In quell’occasione Sassu dona al museo “Tavolo a scacchi”, olio su tela.
Nel quadro, che appartiene alla serie dei Caffè, si vedono due donne in primo piano e nei piani posteriori delle figure maschili e femminili di una significanza e di una espressività suasive e di grosso risalto cromatico; figure plastiche; il colore è sapiente ed indovinato, direi urlante.
Ma quante altre volte Sassu fu a Monza. Ricordo di aver partecipato nel ’74 allo Sporting Club a un “Incontro con il personaggio”, dove il personaggio era appunto il Maestro, che, tra l’altro, qualche mese dopo era ancora nella nostra città per una collettiva in Galleria civica “Il gallo nell’arte contemporanea