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Teatro alla Scala: Il barbiere di Siviglia Stampa
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Lunedì 08 Novembre 2021 14:19
(Vittoria Lìcari) Secondo titolo della trilogia rossiniana d’autunno, Il barbiere di Siviglia è tornato alla Scala in un nuovo allestimento che ha sostituito, dopo cinquantadue anni, quello ormai divenuto storico di Jean-Pierre Ponnelle.

La nuova produzione si deve al regista Leo Muscato, che ha affrontato la partitura rossiniana in parallelo con la lettura della omonima pièce di Beaumarchais – atteggiamento che sembrerebbe scontato, ma che invece non lo è affatto – nel tentativo di rendere “nuova” una storia talmente conosciuta da apparire quasi banale.
 
Partendo dunque dal Figaro in prosa – un drammaturgo caduto in disgrazia a causa del fiasco di un suo lavoro teatrale e riciclatosi come barbiere essendosi convinto che “i proventi del rasoio erano preferibili ai vani onori della penna” – Muscato ha ambientato la vicenda in un teatro – che potrebbe chiamarsi Siviglia, dove Don Bartolo è l’impresario, Rosina la vedette, Don Basilio il maestro di canto – come, del resto, è nell’opera - e Figaro il “factotum” del teatro, che fa da suggeritore, truccatore, parrucchiere e macchinista, Berta la coreografa e Antonio l’addetto alle pulizie.
L’unico elemento esterno al gruppo è il Conte d’Almaviva, che il regista ipotizza essere l’autore dell’opera L’inutil precauzione, che Rosina sta studiando, ma che a Bartolo non piace perché troppo “moderna”.
L’azione assume quindi una dimensione metateatrale ed è incorniciata da un grande boccascena il cui sipario si apre di volta in volta su spazi scenici diversi. Scene (di Federica Parolini), costumi (di Silvia Aymonino) e attrezzeria evocano un periodo a cavallo fra ‘800 e ‘900, senza però cristallizzarsi su di una verosimiglianza storica definita. La trama dell’opera si trasforma quindi in metafora di vita, conferendo ai personaggi una leggerezza che li libera da qualsiasi residuo di convenzione melodrammatica e che inevitabilmente si allarga all’esecuzione vocale. Giovane e brillante la compagnia di canto, costituita da Maxim Mironov (alternatosi con Antonino Siragusa nei panni del Conte d’Almaviva), Marco Filippo Romano (Bartolo), Svetlina Stoyanova (Rosina), Mattia Olivieri (Figaro), Nicola Ulivieri (Basilio), Lavinia Bini (Berta), Costantino Finucci (Fiorello/Un Ufficiale). Sulla stessa lunghezza d’onda, di una raffinatezza brillante e gioiosa, la direzione di Riccardo Chailly.