| Se anche la FIFA fa discriminazione |
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| Giovedì 14 Gennaio 2016 07:37 |
(Laura G. D’Orso) In occasione dell’assegnazione del Globe Soccer Awards 2015, il Pallone d’Oro, vinto dalla “pulce” Messi per la quinta volta, non è passato inosservato un video trasmesso dalla televisione ufficiale della FIFA con un fotogramma recante una scritta “bannerizzata” sulla fascia del giocatore del Barcellona Neymar.A ben ricercare ci si è accorti che dal filmato mandato in onda era sparita la scritta “Jesus 100%” che il calciatore 22enne brasiliano si era fatto apporre sulla sua bandana bianca. Ovviamente a molti non è piaciuto il gesto della Federazione Internazionale di Calcio, soprattutto perché da alcuni anni la FIFA si è dotata di un codice etico il cui preciso obiettivo è quello di evitare discriminazioni di razza, di colore, di lingua, di religione. (Cod. disciplinare FIFA art. 58, 1.a). Vi è inoltre da osservare che nel citato codice, art. 23, si impone un dovere di neutralità ai membri, ai funzionari e agli agenti organizzatori di ogni evento sportivo nazionale ed internazionale. Ma la querelle ha origini lontane, da quanto si è posto l’accento sul fattore religioso nel diritto sportivo internazionale con l’istituzione di due sottocommissioni predisposte dalla IFAB, International Football Association Board.Già nel 2010 indossare la kippah, il copricapo ebraico, per festeggiare un gol era costato un cartellino giallo a Itay Shechter durante una partita di Champions League contro il Salisburgo. L'attaccante dell'Hapoel Tel Aviv era stato ammonito e la sua squadra multata dopo che l'aveva tirata fuori dal calzino. Successivamente, nel 2012 alle Olimpiadi di Londra le giocatrici iraniane si erano rifiutate di togliersi il velo durante la seconda partita del girone di qualificazione che dovevano disputare contro la Giordania ed erano state squalificate. Tre anni di dibattiti e polemiche e la Fifa ha tolto il divieto; le calciatrici potranno usare, se lo vorranno, il velo o più propriamente lo hijab. Lo ha deciso il comitato esecutivo della Fifa (Ifab) a Zurigo, dando, di fatto, il via libera alla partecipazione di molti paesi di religione musulmana alle competizioni internazionali di calcio femminile. Allora quale sarebbe il motivo per censurare la scritta sulla bandana del campione del Barcellona? Tenendo sempre conto che il singolo rimane titolare di diritti fondamentali, come appunto la libertà religiosa, riconosciuti dalle norme nazionale ed internazionali, non è forse vero che è un gesto discreto di tipo religioso da parte di moltissimi giocatori farsi il segno della croce prima di entrare in campo a disputare una partita? O che alla Confederation Cup i giocatori brasiliani si riunirono in preghiera dopo aver sconfitto la nazionale statunitense nel 2009? O il mussulmano Muntari all’Inter che ottenne da Josè Mourinho il permesso di non giocare durante il Ramadan.La FIFA si è dimostrata miope e ha smentito se stessa, il suo Codice Etico e tutte le norme che aveva sottoscritto sulla discriminazione. Ma non sarà forse che il 26 febbraio 2016 si terrà a Zurigo l’elezione del nuovo presidente e che 3 membri su 5 sono di fede islamica? Le candidature sono: Ali Al Hussein, figlio dell’ex re di Giordania Hussein, morto nel 1999, Sheikh Salman Bin Ebrahim Al Khalifa, dirigente sportivo e cugino del re del Bahrein, vicepresidente della FIFA e presidente dell’AFC, non estraneo secondo il Guardian ad accuse di corruzione e all’incarcerazione di atleti che nel 2011 avevano protestato contro il governo del Bahrain e in favore di una maggiore democrazia. Tokyo Sexwale, politico e imprenditore sudafricano: faceva parte del comitato che gestì la candidatura del Sudafrica per i Mondiali del 2010, i primi giocati in Africa. Oggi uomo piuttosto ricco ed influente. Jerome Champagne, ex diplomatico francese, “passato” al mondo del calcio in occasione dei Mondiali francesi del 1998 e amico di Blatter.Gianni Infantino, svizzero, segretario generale dell’UEFA. |

(Laura G. D’Orso) In occasione dell’assegnazione del Globe Soccer Awards 2015, il Pallone d’Oro, vinto dalla “pulce” Messi per la quinta volta, non è passato inosservato un video trasmesso dalla televisione ufficiale della FIFA con un fotogramma recante una scritta “bannerizzata” sulla fascia del giocatore del Barcellona Neymar.