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VITTORIO BRAMBILLA IL MAGO DELLA PIOGGIA grazie agli autori monzesi Enzo Mauri e Walter Consonni Stampa
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Mercoledì 27 Febbraio 2019 10:03
 

Vittorio Brambilla, uno deiLocandina presentazione libro più grandi piloti italiani, è stato uno degli ultimi, se non proprio l'ultimo, dei "piloti romantici". Non importa se alla guida di una moto, di un kart, di una monoposto di F.3, F.2, F.1, di un Prototipo o di una vettura Turismo.

Lui correva per soddisfare la sua innata passione di gareggiare, sempre ad alta velocità. Spesso riusciva ad andare più forte degli avversari, anche di quelli che disponevano di mezzi meccanici e finanziari decisamente superiori ai suoi, ma era quasi sempre una battaglia, dai mille risvolti umani, tecnici e strategici.

Portava immancabilmente in pista quello che lui era nella vita di tutti i giorni, in officina a riparare le macchine di serie dei clienti o le monoposto del fratello maggiore Tino, come al bar ad organizzare i più incredibili scherzi o le sfide più impossibili tra gli amici, tutti amanti dei motori e, in particolare, delle motociclette.                                                                                                                                                           

 

 
Provetto ballerino di rock and roll e di boogie woogie (strepitosa esibizione serale nel salone dell'albergo a Long Beach, in occasione di  un G.P. di F1 degli Stati Uniti d'America-Ovest),  il driver monzese era soprattutto uno sportivo nato che sapeva distinguersi in ogni disciplina, dall'hockey a rotelle al ciclismo, dallo sci alle bocce, dal motociclismo all'automobilismo, passando per i kart.

La passione per le due e le quattro ruote, però, Vittorio ce l’aveva nel sangue. L’agognato traguardo della F.1 se l’era guadagnato col sudore di tanti anni di gavetta, fatta su tutte le piste d’Europa e con vetture spesso palesemente meno competitive di quelle in lotta per le prime posizioni, ma sempre con la consapevolezza tipica delle persone semplici e generose che sanno di poter arrivare, pur con tanti sacrifici. E lui, alla fine, ci è riuscito. Anche se avrebbe meritato risultati ancor più eclatanti di quelli raggiunti.

Restano, comunque, per lui, nella storia del motorsport due titoli mondiali conquistati, uno con i kart e l'altro con l'Alfa Romeo nella categoria SportPrototipi, un Campionato Italiano di F.3, un quarto posto finale nel Campionato Europeo di F.2 (secondo, senza gli scarti di punti imposti dal regolamento), una vittoria in un G.P. iridato di F.1, quello d'Austria e d'Europa del 1975 a Zeltweg sotto la pioggia ed una pole position nel G.P. di Svezia meno di due mesi prima. In totale, conquistò, in sette anni di gare, cinque pressoché completi e gli ultimi due con apparizioni sporadiche a fine stagione, 15,5 punti nelle classifiche mondiali della massima categoria.     

Mancava un libro da leggere tutto d'un fiato sul simpatico Vittorione, un volume che ponesse l’accento, oltre che sulle sue incredibili imprese, sulle incomparabili doti umane, importanti più di qualsiasi traguardo. Ecco, quindi, con la storia del pilota brianzolo, raccontata dalle tribolate vicende scolastiche, al ritorno in officina come meccanico dopo i successi in F.1 e nel Campionato Mondiale SportPrototipi.

Una preziosa testimonianza delle corse di un tempo, quando si rischiava la vita ad ogni gara, su piste oltremodo pericolose, con lo spauracchio del fuoco sempre presente dietro l'angolo. Completano l'opera un'interessante raccolta di immagini, per lo più inedite ed uno spaccato della vita monzese degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, con i suoi strani personaggi ed i suoi locali tipici, tutti legati in qualche modo al mondo dei motori.