| Stregherie: Fatti, scandali e verità sulle sovversive della storia - CHIARA SPINNATO RACCONTA STREGHERIE |
|
|
|
| Sabato 29 Ottobre 2022 15:55 |
|
Pagina 4 di 12 Un gioco d’equilibrio Una mostra diventa un’esperienza illuminante grazie al viaggio che il visitatore intraprende all’interno di essa. A dirlo è Chiara Spinnato, fondatrice con il pubblicitario Filippo Giunti della società Vertigo Syndrome, che dopo aver prodotto con grande entusiasmo dei visitatori la mostra Yōkai, dedicata ai mostri della tradizione giapponese, propone adesso Stregherie, proprio per restare fedele alla missione di pensare mostre che coinvolgano il visitatore non solo con le opere esposte, ma con il mondo creato intorno ad esse.
Non è vero che le persone sono ignoranti e non sono più interessate alla cultura.
La verità è che chi organizza le mostre non sa comunicare in modo efficace e non sa dare alle persone un valido motivo per visitarle. Con l'alibi di fare cultura si fa sembrare tutto molto noioso. Poi ci sono altri, invece, che tentano di rivaleggiare col cinema, le serie Tv o i videogiochi, trasformando una mostra in un’esperienza aggressiva, frastornante e confusa, seguendo il trend ormai discendente dell’immersività. Con un tema come questo, le streghe, il rischio di trasformare tutto il percorso in un trenino della paura di Gardaland era molto alto, come quello, viceversa, di mettere in mostra un trattato antropologico, politicizzato e succube del sentimento femminista-battagliero attuale, poco interessante già in partenza.
Quello che abbiamo fatto, invece, come nella scorsa mostra Yōkai, è recuperare le maestranze, le tecniche e le suggestioni del teatro vecchio, che si nutre di idee e di ingegno e non di apparati tecnologici, e affidare la curatela della mostra a uno studioso con conoscenze molto approfondite sull’argomento, certo, ma soprattutto un gran drammaturgo e raccontatore di storie, come Luca Scarlini.
Ma anche la mostra più bella poi, non ha valore se non la conosce nessuno perché viene comunicata poco, male e alle persone sbagliate, quasi con vergogna perché si da’ credito al luogo comune che “L’arte non è un prodotto”.
E questa è la ragione per cui, fin dall’inizio, ho scelto di servirmi di un linguaggio molto brillante, colloquiale e diretto, rubato al mondo della pubblicità, per creare materiali di marketing e contenuti social che raccontino le nostre mostre.
Un altro passo nella crociata di Vertigo Syndrome contro l’uggia delle mostre d’arte.
|




