| Monza Calcio: lasciateci fallire almeno con dignità |
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| Lunedì 27 Aprile 2015 21:01 |
(Laura G. D’Orso) Gli avvenimenti delle ultime settimane ci narrano che il calcio monzese ha toccato il fondo. Non si intende invero del calcio giocato dove talento, bravura, cuore ed orgoglio sono l’asticella dei risultati ottenuti o meno sul campo. Gli argomenti più scabrosi e spregevoli qui riguardano la mala gestione della situazione attuale economica. Il caso Parma e Monza non sono i primi e certo non saranno gli ultimi nel panorama nostrano. I comportamenti discutibilissimi e borderline di moltissimi dirigenti societari vanno a braccetto con chi, dall’alto dei vertici della Federazione, dovrebbe vigilare e proteggere l’immagine pubblica in Italia ed all’estero del nostro gioco calcio.
Anche in questo campionato le classifiche finali delle serie minori saranno, ahinoi, scritte dalla giustizia sportiva dovendo fare i conti con retribuzioni non corrisposte, contributi non pagati, penalizzazioni a iosa, libri da portare in tribunale e titoli sportivi da salvare nella scia di fallimenti pilotati. Tutto ciò è solo la conseguenza della gestione a dir poco grottesca di personaggi improvvisati che sguazzano in queste situazioni anomale per interessi propri e si sa “pecunia non olet”. Norme completamente disattese e vertici calcistici che girano la testa da altre parti per non dover intervenire. Semplice paradossale specchio dell’Italia che è, e che non vuol far nulla per cambiare. Tutti sanno e tutti tacciono per non restare stritolati dallo stesso loro mondo. L’etica smarrita o gettata coscientemente dalla finestra che calpesta senza pudore i principi di correttezza tanto sbandierati da chi continua da decenni a non voler pulire. Ci si sorprende di stadi mezzi vuoti, di ultràs scatenati, di buchi di bilancio che nel mondo “vero” non sarebbero accettati, di corruzione, di illeciti sportivi e non, e non si vuol capire che continuando su questa strada non c’è uscita. I dirigenti monzesi meglio facevano a portare di loro spontanea volontà i libri in tribunale dopo la mancata escussione delle obbligazioni della JP Morgan e il congelamento della fidejussione depositata in Lega. I profili delle responsabilità civili e penali degli amministratori della società Monza Calcio sono evidenti. Le condotte messe in atto da Montaquila, non sono quelle dettate dall’ art. 1711 Codice Civile della diligenza “del buon padre di famiglia”, come un tempo scriveva la giurisprudenza. La negligenza della loro gestione è sotto gli occhi di tutti. Inutile tentare di arginare i vari Lotito, Macalli e compagnia bella. Scriveva Massimiliano Gallo: “il calcio, lo sport, la gestione dello sport è politica. Non averlo compreso, e continuare a recitare il ruolo della bella addormentata del bosco non fa onore alla nostra intelligenza. Lo sport è business. Punto. Non c’è nemmeno più bisogno di specificarlo.” Tutto il resto per noi profani risulta essere solo ipocrisia decoubertiana da insegnare ancora ai bambini che approcciano per la prima volta ad una palla in un campetto d’erba di un prato. Parafrasando uno splendido film: c’era una volta il calcio. |




(Laura G. D’Orso) Gli avvenimenti delle ultime settimane ci narrano che il calcio monzese ha toccato il fondo. Non si intende invero del calcio giocato dove talento, bravura, cuore ed orgoglio sono l’asticella dei risultati ottenuti o meno sul campo. 
