| Un calcio a questo calcio |
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| Martedì 11 Novembre 2014 07:34 |
(Laura Giulia D’Orso) Volti nuovi ma nomi ormai vecchi che rimbalzano di piazza in piazza alla ricerca dell’approdo sicuro per qualche mese, forse qualche stagione sicuramente pochi anni. Cordate che si plasmano all’occorrenza modificandosi come plastilina di volta in volta. Operazioni immobiliari, finanziarie e politiche di controversi e chiacchierati presidenti e non solo, che sempre, tradendo la passione calcistica dei tifosi, si adoperano su tutto tranne che su ciò che realmente succede sul rettangolo di un campo di calcio.Ma “the show must go on”, cari signori, gli affari sono affari e già ai tempi dei romani “panem et circenses”, lo spettacolo era il cibo alterato che gli imperatori elargivano alla piazza per compiacenza e per ottenere consenso facile.
Il nostro calcio riesce ad avere l’autorità di fermare il paese o di distrarlo dai suoi ormai tragici problemi quotidiani. Eppure non succede mai che qualcheduno voglia soffermarsi a riflettere seriamente su quello che realmente accade nel mondo del calcio, mai! A tutti va sempre bene così, dalla politica, agli amministratori locali, alle istituzioni calcistiche, ai calciatori, ai tifosi! E se raramente il calcio si ferma, come è avvenuto di recente, succede solamente per scandali come calciopoli o il calcio scommesse oppure quando accadono terribili tragedie come la morte del calciatore Morosini o quella dell'ispettore Raciti o ancora quella del tifoso napoletano Ciro Esposito. Per i vari presidenti di turno, il calcio, il “loro” calcio, è solo un mezzo per ottenere talvolta “un’immunità diplomatica”, adoperato solamente per coprire le loro infinite “avventure”. Ma dobbiamo noi per primi, giornalisti e tifosi, ma anche gli stessi giocatori e le istituzioni locali diffidare del successo improvviso, degli alibi del “non sapevo, non credevo, non pensavo”, diffidare di soldi facili, di progetti rapidi, di exploit fulminei, di proclami inutili quanto impraticabili. Tutti devono prendersi sulle proprie spalle l’incombenza di estirpare il marcio dal mondo del calcio non solamente ai vertici ma partendo dai settori giovanili delle squadre minori. Primo gradino. L’educazione “negativa” inizia nelle scuole calcio o nei settori giovanili quando il “fanciullo” viene instradato in un sistema dove non contano quasi mai abilità, talento e capacità, ma raccomandazioni “deviate” e purtroppo in moltissimi casi gli anelli deboli sono proprio i genitori disponibili a tutto pur di vedere il proprio pargolo giocare. Molti sanno eppure tacciono diventando complici del sistema. Secondo gradino. Nella zona grigia, dopo i genitori compiacenti, troviamo quei ragazzi ventenni tesserati per squadre di Legapro, solamente per questioni anagrafiche che non sfonderanno mai e che una volta esclusi dalla rosa saranno rimpiazzati da mestieranti del calcio disposti a giocare con sponsorizzazioni ad hoc per non interrompere una carriera da professionisti e non cadere nell’oblio dei dilettanti. Terzo gradino. Negli ultimi anni si è assistito ad un veloce avvicendamento dei più gettonati direttori sportivi ed allenatori in differenti squadre che si sono accasati in società benevoli per lo più in “leasing” portandosi appresso nomi di giocatori sponsor e know-how che di calcistico hanno poco. Questo sicuramente non ha aiutato al progetto calcio perché ha, di fatto, ripiegato su se stesso il sistema meritocratico e i benefici economici di valorizzazione di promesse reali italiane e non. Ed ecco il perché di tanti proclami ai propri tifosi, di promesse mai mantenute, di passeggiate sotto le curve dei propri sostenitori, di sciarpe e maglie indossate secondo le più tradizionali operazione di marketing d’immagine e di impatto mediatico per stringere l’idillio tra squadra, tifosi, istituzioni e stampa locale Infine, se i soldi arrivassero al Monza in questi giorni per evitare il fallimento saranno solamente frutto di finanziamenti a spot e non più di risorse private. Si tradurranno in cosa?! Solamente a bloccare i ragazzi in uscita per i mercato di gennaio. Ma questo servirà a tenere a galla il Calcio Monza? Non credo, i progetti a lungo termine sono altri, e una società in grave difficoltà come il Monza dovrà per sopravvivere richiamare solamente investitori le cui attività sono economicamente solide e non “business alternativo”. Eppure sembra che nessuno se non accorga o forse non vogliamo accorgersene perché speriamo sempre che la palla continui a girare fra le gambe di 22 uomini in calzoncini che ogni domenica si sfidano sul terreno di giuoco. Questa volta però dovremmo imparare a vigilare. Non facciamo più finta di non vedere e non sapere, non facciamo ancora andar bene tutto! |




(Laura Giulia D’Orso) Volti nuovi ma nomi ormai vecchi che rimbalzano di piazza in piazza alla ricerca dell’approdo sicuro per qualche mese, forse qualche stagione sicuramente pochi anni. Cordate che si plasmano all’occorrenza modificandosi come plastilina di volta in volta. Operazioni immobiliari, finanziarie e politiche di controversi e chiacchierati presidenti e non solo, che sempre, tradendo la passione calcistica dei tifosi, si adoperano su tutto tranne che su ciò che realmente succede sul rettangolo di un campo di calcio.
