| Niente calcio ma... la terra dei cachi |
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| Mercoledì 07 Gennaio 2015 12:31 |
(Laura G. D’Orso) L'intenzione non è tanto quella di soffermarsi sulla partita di ieri (6 gennaio 2015), anche se si sono visti giovanissimi protagonisti alla ribalta, quanto quella di parlare di uno degli interpreti di questa partita. Non uno di quelli scesi in campo, in calzoncini e maglietta biancorossa ma di chi, da inizio campionato, porta avanti la squadra esponendosi in prima persona. Uno che a guardarlo bene ti incute soggezione e non è tipo da tante parole ma che con il passare del tempo impari a conoscerlo e ad apprezzarlo. Qui al Monza abbiamo conosciuto però l’uomo Fulvio Pea oltre che l’allenatore. Il Mister è, ed è stato dal suo arrivo a giugno, il punto di riferimento, ha preso sempre le sue decisioni, si è sempre assunto le responsabilità di eventuali errori, ha sempre risposto in prima persona dei risultati conseguiti. Si è caricato sulle spalle il peso del “rumorosissimo” silenzio della proprietà, prima con Armstrong poi con Bingham. Ha seguito, incoraggiato e coeso una squadra che avrebbe potuto perdere la strada e non ritrovarsi più. Essere leader formalmente però non basta. Devono essere i giocatori a riconoscergli tale autorità. E lui, la stima ed il rispetto dei suoi ragazzi se lo è conquistato, giorno dopo giorno, partita dopo partita. Allenare non è un compito semplice ma mister Pea è stato in grado di miscelare qualità tecniche, tattiche, educative e comunicative con giocatori nuovi che ad inizio stagione non avevano mai giocato insieme. Senza una forte coesione e una totale collaborazione tra staff e squadra, non si sarebbe potuto mai ottenere alcun risultato importante e la quinta posizione in classifica è la cartina tornasole del valore del Monza. Ieri in sala stampa, Mr Pea non si è neppure seduto. Non ci è riuscito, spinto dalla rabbia, dalla preoccupazione e dal mancato rispetto che esige per se stesso e per la squadra. "Avete domande? Non di calcio, perchè questo non è calcio. Ci siamo fatti la pasta anche oggi, poi siamo andati a comprarci la crostata e la bresaola e per fortuna un ristoratore ci ha fatto mangiare al caldo. Il servizio lo ha fatto lo staff. Questo non è calcio. Spiegatemi cosa è. Credo che una cosa così sia impensabile. I giocatori ci saluteranno e andranno via, dopo aver fatto anche oggi alla grande il loro dovere: per chi? Per cosa? Siamo anche degli uomini e gli uomini non possono essere trattati così." Sono passati i mesi, ma non i problemi economici e soprattutto di chiarezza. La situazione si è fatta di giorno in giorno sempre più pesante, le risposte sono continuate a latitare. Il problema? L’assoluta irreperibilità della Proprietà ed in particolare l’impossibilità di muoversi in uscita ed in entrata sul mercato, di svincolare o firmare nullaosta per i giocatori in partenza per altre squadra, di liberare ragazzi della Berretti che vogliono cambiare società. Ma soprattutto è il problema economico che sta affondando il Monza Calcio con una ricapitalizzazione mai avvenuta e con l’acquisto delle azioni con solamente un euro. Un Bingham che appare e scompare e che non sembra interessarsi alle sorti del suo nuovo acquisto salvo obbligare tutti al silenzio stampa (peraltro ieri disatteso [06 gennaio 2015, n.d.r.]). Che ci sia ancora dietro questo personaggio il vecchio proprietario Armstrong è chiacchiera che sta prendendo sempre più forma. Sui social in conversazioni con i giornalisti si incolpano media ed imprenditoria locale di non aver fatto la loro parte. Che sia forse una vendetta postuma servita fredda del vulcanico quanto impenetrabile ex proprietario? Altri articoli sull'argomento |




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