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Lions Corona Ferrea alla ricerca della vita extraterrestre PDF Stampa E-mail
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Lunedì 25 Aprile 2016 17:05
160425 alieni(Paolo Paleari) E’ stata una serata suggestiva quella dello scorso 21 aprile, organizzata dai soci del Lions Club Monza Corona Ferrea presso lo Sporting Club e dedicata alla riflessione su un interrogativo che accompagna da tempo immemorabile l’uomo. Accanto alla ricerca di Dio la mente umana è sempre stata protesa verso la ricerca di propri simili, indirizzando la ricerca ben oltre le dimensioni da essa abitate. In altre parole, lo sguardo e il cuore dell’uomo spaziano anche verso il cielo e gli altri pianeti. Ma c’è una attendibile risposta a questa sete di conoscenza? A dare una indicazione in proposito è stato chiamato Fabio Peri, direttore del Civico Planetario di Milano e lo ha fatto attraverso una serie di considerazioni tecnico-scientifiche naturalmente semplificate ed estremamente comprensibili.

La ricerca della vita extraterrestre implica l’individuazione di un pianeta simile alla Terra e con una stella similare al nostro sole; condizioni indispensabili perché ci siano gli elementi chimici che possono garantire la sussistenza di forme di vita quali conosciamo oggi. Di pianeti extrasolari abitabili ce ne sono; li conosciamo solo attraverso metodi indiretti e attualmente sono circa 1300.

La ricerca di vita extraterrestre passa attraverso i concetti di zone abitabili, con la presenza di acqua liquida e con segni di vita, quali per esempio le luci, quindi attraverso l’individuazione di onde elettromagnetiche. L’equazione di Francis Drake, un astronomo americano, stabilisce i criteri indispensabili per individuare un pianeta in cui può esserci la vita, sempre secondo i criteri della nostra biologia. Finora la ricerca attraverso la strumentazione ha dato un solo risultato: un segnale anomalo registrato nel 1977 da un radiotelescopio nell’Ohio, il “Wow Signal”. Poi, più nulla. Ma anche su questo segnale si ipotizza l’interferenza di satelliti, quindi di costruzioni umane.

Una serie di messaggi sono stati infine lanciati alla ricerca di possibili contatti extra terrestri: la sonda Voyager, con la sua celeberrima targa, e il messaggio radio di Arecibo, emesso dall’omonimo radiotelescopio nell’isola di Porto Rico. “Costruito” secondo una sequenza binaria, il messaggio continua a viaggiare alla velocità della luce verso una gruppo di stelle lontano 23mila anni luce. Sempre rapportandoci alla attuali conoscenze, il tempo di ipotetica percezione e risposta da parte di altrettanti ipotetici esseri intelligenti determinerà un riscontro, almeno da parte nostra, tra 46mila anni! E dal momento che la nostra specie non ha affatto garanzia di una sopravvivenza su questa scala temporale, è plausibile che ad accogliere il messaggio non ci sia più nessuno. Più che “C’è qualcuno nell’universo?” oppure “l’uomo e la Terra sono soli nel cosmo?”
 
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