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Teatro alla Scala. Concerto della Bayerisches Staatsorchester PDF Stampa E-mail
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Giovedì 29 Settembre 2016 05:36
(Vittoria Lìcari) Il Teatro alla Scala è stato la prima tappa di una grande tournée europea della Bayerisches Staatsorchester guidata dal suo direttore musicale generale Kirill Petrenko, il quarantaquattrenne musicista russo che dall’autunno 2019 subentrerà a Sir Simon Rattle alla guida dei Berliner Philarmoniker, prestigiosissimo incarico che giunge all’apice di una folgorante carriera iniziata nel 1999, prima alla Wiener Volksoper e poi al Teatro di Meiningen, dove nel 2001 si fece notare a livello internazionale dirigendo la Tetralogia wagneriana in quattro serate consecutive. 160929 PETRENKO Kirill cr Wilfried HoslSotto la sua bacchetta il preludio dei Meistersinger von Nürnberg, con cui si apriva il programma, non è stato la teutonica marcia che di solito si ascolta anche nelle interpretazioni dei più grandi direttori del presente e del passato, ma si è lasciato godere nella morbidezza ed elasticità del ritmo e nelle variegate sonorità, che pur valorizzando molto gli ottoni, com’è giusto, hanno dato ampio spazio ai timbri delle diverse sezioni, contribuendo così a esaltare i giochi contrappuntistici presenti nello sviluppo. Occorre ricordare, a questo proposito, che la Bayerisches Staatsorchester è l’orchestra della Bayerisches Staatsoper, dove ebbe luogo la prima assoluta dei Meistersinger (1868) – oltre a quelle di altri titoli famosi, dal Tristan und Isolde del 1865, risalendo nel tempo fino al mozartiano Idomeneo del 1781. Si tratta quindi di un’orchestra eclettica, abituata a passare spesso dal repertorio sinfonico a quello operistico, e perciò ideale per i cantanti, qualità che si è potuta particolarmente apprezzare con il secondo titolo in programma, i Vier letzte Lieder di Richard Strauss, dove la voce non particolarmente voluminosa di Diana Damrau è stata avvolta dall’orchestra dalla quale emergeva come se ne fosse uno strumento solista.

Di questa meravigliosa partitura Petrenko ha esaltato i bellissimi colori e i suggestivi madrigalismi, mentre il violino di spalla eccelleva nell’assolo centrale di Beim shlafengehn, così come avrebbe poi fatto anche nella Symphonia domestica op. 53, sempre di Richard Strauss, che ha occupato la seconda parte del concerto. Una partitura complessa, quest’ultima, forse non fra le più riuscite dell’autore, ma che proprio per questo necessita di una lettura approfondita e di una resa chiara e sicura, operazione che è perfettamente riuscita a Petrenko grazie anche agli straordinari strumentisti che compongono la sua orchestra. Ringraziando il pubblico giustamente entusiasta, Petrenko ha annunciato che, come bis, ci sarebbe stato “un altro po’ di Strauss”: e infatti di Strauss si è trattato, anche se di un altro, quello Johann jr – la cui grafia corretta sarebbe, per la verità, Strauß – di cui ha diretto una brillante polca. Le ovazioni del pubblico hanno suggellato una serata davvero entusiasmante.

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(Vittoria Lìcari)  Il Teatro alla Scala è stato la prima tappa di una grande tournée europea della Bayerisches Staatsorchester guidata dal suo direttore musicale generale Kirill Petrenko, il quarantaquattrenne musicista russo che dall’autunno 2019 subentrerà a Sir Simon Rattle alla guida dei Berliner Philarmoniker, prestigiosissimo incarico che giunge all’apice di una folgorante carriera iniziata nel 1999, prima alla Wiener Volksoper e poi al Teatro di Meiningen, dove nel 2001 si fece notare a livello internazionale dirigendo la Tetralogia wagneriana in quattro serate consecutive. Sotto la sua bacchetta il preludio dei Meistersinger von Nürnberg, con cui si apriva il programma, non è stato la teutonica marcia che di solito si ascolta anche nelle interpretazioni dei più grandi direttori del presente e del passato, ma si è lasciato godere nella morbidezza ed elasticità del ritmo e nelle variegate sonorità, che pur valorizzando molto gli ottoni, com’è giusto, hanno dato ampio spazio ai timbri delle diverse sezioni, contribuendo così a esaltare i giochi contrappuntistici presenti nello sviluppo. Occorre ricordare, a questo proposito, che la Bayerisches Staatsorchester è l’orchestra della Bayerisches Staatsoper, dove ebbe luogo la prima assoluta dei Meistersinger (1868) – oltre a quelle di altri titoli famosi, dal Tristan und Isolde del 1865, risalendo nel tempo fino al mozartiano Idomeneo del 1781. Si tratta quindi di un’orchestra eclettica, abituata a passare spesso dal repertorio sinfonico a quello operistico, e perciò ideale per i cantanti, qualità che si è potuta particolarmente apprezzare con il secondo titolo in programma, i Vier letzte Lieder di Richard Strauss, dove la voce non particolarmente voluminosa di Diana Damrau è stata avvolta dall’orchestra dalla quale emergeva come se ne fosse uno strumento solista. Di questa meravigliosa partitura Petrenko ha esaltato i bellissimi colori e i suggestivi madrigalismi, mentre il violino di spalla eccelleva nell’assolo centrale di Beim shlafengehn, così come avrebbe poi fatto anche nella Symphonia domestica op. 53, sempre di Richard Strauss, che ha occupato la seconda parte del concerto. Una partitura complessa, quest’ultima, forse non fra le più riuscite dell’autore, ma che proprio per questo necessita di una lettura approfondita e di una resa chiara e sicura, operazione che è perfettamente riuscita a Petrenko grazie anche agli straordinari strumentisti che compongono la sua orchestra. Ringraziando il pubblico giustamente entusiasta, Petrenko ha annunciato che, come bis, ci sarebbe stato “un altro po’ di Strauss”: e infatti di Strauss si è trattato, anche se di un altro, quello Johann jr – la cui grafia corretta sarebbe, per la verità, Strauß – di cui ha diretto una brillante polca. Le ovazioni del pubblico hanno suggellato una serata davvero entusiasmante.

 
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