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Teatro alla Scala. Die Zauberflöte. PDF Stampa E-mail
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Giovedì 29 Settembre 2016 05:47
(Vittoria Licari) Dietro alla Zauberflöte di Mozart presentata al Teatro alla Scala per il Progetto Accademia 2016 c’è un lavoro lungo un anno, che i giovani dell’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici della Scala hanno svolto sotto la guida di uno dei maggiori registi del nostro tempo, Peter Stein, il quale, negli otto mesi precedenti l’inizio della messa in scena vera e propria, per quattro giorni al mese li ha plasmati per renderli cantanti-attori a tutti gli effetti. 160929 TAMINO E I TRE FANCIULLIE il risultato è stato davvero superlativo stando alle dichiarazioni dello stesso regista riportate sul programma di sala, quando afferma che si era trovato davanti “[…] una situazione disastrosa perché i giovani cantanti non avevano la minima idea di cosa fosse la recitazione […]”. Ebbene, i giovani che si sono esibiti sul palcoscenico scaligero sono stati davvero degli attori più che eccellenti, alle prese con un titolo particolarmente difficile perché, trattandosi di un Singspiel, contempla ampie zone in prosa che, va sottolineato, non hanno subito i tagli che invece vengono solitamente operati, in quanto l’essenza del progetto consisteva nel “[…] realizzare un Flauto Magico integrale con giovani cantanti che parlano un tedesco senza accento.” La regia di Stein ha rispettato tutti gli elementi egizi e massonici voluti da Schikaneder, autore del libretto e della prima messa in scena, avvenuta al Theater an der Wieden di Vienna il 30 settembre 1791, nonché creatore del ruolo di Papageno; è molto chiara e particolareggiata nella narrazione e ha evidenziato molto bene i caratteri dei personaggi attraverso il movimento e la gestualità. Le scene di Ferdinand Wögerbauer sono ispirate agli acquerelli che il pittore impressionista tedesco Max Slevogt (1868–1932) realizzò su questo tema. I costumi, molto belli, sono di Anna Maria Heinreich; le luci, più che mai importanti in un lavoro come questo, di Joachim Barth.

Fra i ben ventuno giovani interpreti spiccano Martin Piskorski (Tamino), Fatma Said (Pamina) e, soprattutto, Till von Orlowsky (Papageno), il cui ruolo è indubbiamente il più difficile di tutti, dovendo equilibrare vocalità, recitazione e acrobatismo, impresa non facile per un debuttante, ma dalla quale è uscito vincitore. Di ottimo livello, anche se leggermente meno maturi Yasmin Özkan (Königin der Nacht) e Martin Summer (Sarastro). Fra tutti gli altri bravissimi interpreti meritano di essere citati, per il rilievo dei ruoli a loro affidati, Sascha Emanuel Kramer (Monostatos), Theresa Zisser (Papagena) e le tre Dame, cioè Helissa Huber, Kristín Sveinsdóttir e Mareike Jankowski. L’orchestra dell’Accademia scaligera era affidata alle mani espertissime di Ádám Fischer, che proprio con la Zauberflöte debuttò alla Scala trent’anni or sono: la sua è una lettura raffinatissima e nel contempo molto brillante, che rende pienamente la coerenza fra partitura e testo riguardo ai diversi livelli di lettura dell’opera. Un applauso particolare va tributato al coro dell’Accademia, diretto da Alberto Malazzi. Qualche riserva, invece, per i tre Wiltener Sängerknaben - provenienti da Innsbruck e diretti da Johannes Stecher - le cui voci erano troppo “spinte”, con sensibili ripercussioni sull’intonazione, del che non sono certamente responsabili i ragazzi, bensì chi si occupa della loro educazione vocale.

 
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