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Teatro alla Scala. Concerto di Matthias Görne e Christoph Eschenbach PDF Stampa E-mail
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Giovedì 12 Gennaio 2017 07:30
170112 GOERNE Marco Borggreve for harmonia mundi 2010(Vittoria Licari) “Perplessità” è il termine che meglio riassume le reazioni di chi scrive al concerto che il baritono Matthias Görne e il pianista Christoph Eschenbach hanno tenuto alla Scala a conclusione del ciclo 2015/2016 dei concerti di canto. E la perplessità era generale e palpabile fra il pubblico che, al termine della serata, ha lasciato che gli artisti si congedassero dopo avere concesso un solo bis – Du bist wie eine Blume – che peraltro era stato evidentemente richiesto per pura educazione. Senza contare le defezioni durante l’intervallo, non numerosissime, ma abbastanza significative se fra queste c’era, per esempio, una signora appartenente alla categoria degli ascoltatori esperti che, subito prima dell’inizio, aveva affermato di attendersi un concerto magnifico salvo poi, appunto, abbandonare la sala dopo il primo tempo. A dire il vero, qualche perplessità sorgeva già alla lettura del programma, interamente dedicato a Robert Schumann, in cui, accanto a Liederkreis op. 24 e a Dichterliebe op. 48, compariva Frauenliebe und Leben op. 42.

Ora, è vero che le poesie che compongono questo assoluto capolavoro sono state scritte da un uomo, Adalbert von Chamisso, ma è altrettanto vero e incontrovertibile che egli ha saputo esprimere in modo così profondo i sentimenti dell’animo femminile da suscitare un ammirato stupore a ogni lettura e a ogni ascolto.

La protagonista di questo ciclo poetico-musicale è una donna vera, non una metafora del femminile, e quindi solo una donna può credibilmente interpretarlo: il giudizio su di una interpretazione da parte di un cantante maschio non può quindi, a mio avviso, che essere negativo. Questi versi di Chamisso intonati da Schumann – così come quelli messi in musica da Loewe e da Lachner – sono fatti per giungere al pubblico tramite una voce femminile, pena la loro totale perdita di significato non disgiunta da un certo fastidio. Ma non è questo l’unico motivo di perplessità circa il concerto di cui stiamo riferendo. L’intera prestazione del baritono tedesco è stata all’insegna di una dinamica monocorde e condotta su sonorità al limite dell’udibile, in ciò totalmente assecondato dal pianoforte di Eschenbach, soprattutto nel corso della prima parte. Nel secondo tempo la situazione è, almeno parzialmente, migliorata, ma non al punto da fugare gli interrogativi sulle sue reali cause. L’artista era forse indisposto? Potevano indurre a questa supposizione le sue inspirazioni rumorose, che facevano pensare a un affaticamento respiratorio, ma nessuna informazione – consueta in simili casi – era giunta in tal senso, né sarebbe giunta in seguito.

Christoph Eschenbach è stato magnifico nell’assecondare Görne in questo strano gioco al ribasso dinamico, e proprio per questa sua indiscussa perizia può essere considerato il vero protagonista di questa enigmatica e, per certi versi, sconcertante serata.

 
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