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Adulterio Duraturo a Villa Contemporanea PDF Stampa E-mail
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Martedì 14 Marzo 2017 07:16
Perazzini, alla seconda personale a Monza, approfondisce la sua personalissima ricerca artistica che pone attenzione al reale, mediato e filtrato però da continui riferimenti ai testi letterari a lei cari, e qui arricchito dall’esperienza personale. Il progetto della mostra, infatti, nasce dalla volontà dell’artista di incrociare una vicenda personale con la storia narrata nel romanzo Longtemps di Erik Orsenna.
La relazione che verrà messa in evidenza tra il romanzo e la storia vissuta realmente pone l’attenzione sulle coincidenze e trasforma il lettore in protagonista.

La storia d’amore di Elisabeth e Gabriel di Longtemps, che si amano rincorrendosi per trentacinque anni in giro per il mondo, incrocia quella di Valentina attraverso l’esperienza di un evento drammatico: il distacco della retina e la perdita della vista del suo compagno, avvenuta in un momento in cui i due si trovavano in luoghi distanti. Si viene a determinare così una storia con due punti di vista, una visione doppia, determinata da sensazioni e fatti in qualche modo già ciechi perché vissuti a distanza.

L’adulterio duraturo si traduce nell’atteggiamento di uscita dalla norma, di tradimento della visione in cui si determina una corrispondenza tra l’artificio del soggetto di Perazzini e la relativa dissoluzione formale della pittura di Di Lucido.
Scrive Ginevra Bria: “In seguito ad un fortuito episodio di distaccamento della retina, vissuto accidentalmente per analogia – e per interposta persona, tra romanzo e vita – si manifestano due improvvisi scorci tematici: la vista come trait d’union tra vedere e guardare e, infine, la sua sintesi; connotata dalla fusione, dalla vaporizzazione in una realtà rappresentativa.

Il concetto di adultère durable, nel momento in cui la cecità ristabilisce le gerarchie dei legami, tra arte e vita, viene a coincidere non solo con una propensione evasiva, con un espediente narrativo di un personaggio del romanzo, ma anche con l’imprevedibilità fedifraga della vista interiore e la funzione di spazializzazione, di ampliamento di quest’ultima attraverso la scrittura artistica”.

Ecco allora che questa momentanea cecità, o forse è meglio definirla una “seconda vista”, si manifesta nelle opere in mostra tanto della Perazzini quanto in Di Lucido.

Prendendo spunto dalla professione del personaggio di Longtemps, Valentina si trasforma in giardiniere e ci restituisce dei collages di incantevoli giardini a nastro continuo dove le differenti e svariate varietà floreali manifestano il tentativo di tradurre lo sguardo in una impossibile unità e completezza. La sola vista non basta più, lo sguardo si fa sfuggente ed inaffidabile.

Anche le opere pittoriche di Lorenzo Di Lucido subiscono un processo di trasformazione: le immagini di partenza sono trasformate e rese nella loro sintesi cromatica. Lorenzo mastica e spappola i paesaggi e costruisce la superficie direttamente con il colore. L’opera ed il suo corpo si fondono in un’unica forma.

La mostra diventa spunto per indagare il concetto di visione e di appagamento pulsionale ma la vista, così come la sua temporanea mancanza, si sublima nell’arte “come se occhio e sguardo, dimentichi, fossero destinati a placarsi, sepolti vivi dalle pennellate e proiettati nelle geografie ricorsive della sintesi, nonostante la divisione, che permea tra essi”.

Testo critico di Ginevra Bria.

Lorenzo Di Lucido
Valentina Perazzini
l’adultère durable
sabato 18 marzo 2017
dalle ore 18.00
testo critico di Ginevra Bria
la mostra proseguirà fino al 13 maggio 2017da martedì a sabato dalle ore 15 alle 19 e su appuntamento
 
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