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Waltraud Meier: Liederabend di commiato PDF Stampa E-mail
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Lunedì 11 Aprile 2022 12:02

(Vittoria Licari) La sera del 9 gennaio, in occasione del suo compleanno, Waltraud Meier è tornata per l’ultima volta sul palcoscenico del Teatro alla Scala per congedarsi dalle scene italiane con un Liederabend in cui le erano a fianco il basso Günther Groissböck e il pianista Joseph Breinl, suo storico collaboratore.

Aprivano il programma tre pagine di Hans Rott (1858 – 1884), allievo di Anton Bruckner al Conservatorio di Vienna e, secondo il musicologo Guido Adler, suo compagno di studi, “il più dotato di tutti gli iscritti in conservatorio negli anni Settanta”. Ora, sapendo che in quegli stessi anni erano allievi dello stesso Conservatorio Gustav Mahler – che di Rott era grande amico ed estimatore - e Hugo Wolf, è lecito domandarsi come mai la notorietà di Rott sia tanto inferiore a quella dei due illustri colleghi. La spiegazione si trova in quanto scrive all’interno del programma di sala la musicologa Elisabetta Fava, la quale, dopo avere definito Rott “spericolato” oltre che dotato, così scrive: “[…] negli anni in cui affrontare la forma grande per eccellenza, ossia la sinfonia, era ancora sentito come un traguardo difficile e forse impossibile, a cui giungere per gradi e con cautela, Rott ci si buttò fin da subito a capofitto, a differenza dei suoi coetanei.

 

Hugo Wolf addirittura non vi sarebbe mai approdato, preferendo all’occorrenza la via del poema sinfonico e scegliendo in ogni caso come campo di elezione il Lied e il repertorio da camera; quanto a Mahler, col Lied si fece le ossa e non lo abbandonò mai, dal giovanile Das klagende Lied fino all’estremo Das Lied von der Erde, sempre cercando una sorta di mediazione fra la piccola forma canora e il grande affresco sinfonico. In ogni caso, a Rott la giovanile incoscienza con cui aveva bruciato le tappe non giovò; l’ambiziosa sinfonia in cui aveva tentato una sintesi di Wagner e di Brahms finì per essere bocciata da quest’ultimo.

Fu un normale incidente di percorso, che però fece scattare in Rott la scintilla della follia e lo portò a una morte precocissima, appena venticinquenne, nel 1884”. Prima di morire, mentre si trovava nella casa di cura in cui era stato ricoverato a causa delle sue condizioni mentali, Rott distrusse gran parte dei manoscritti delle sue opere, e quelli che si salvarono sono ora conservati presso la Biblioteca Nazionale di Vienna. I tre Lieder di Rott eseguiti da Günther Groissböck in apertura del concerto – Der Sänger, Geistergruß e Wandres Nachtlied – tutti su testi di Goethe, dimostrano il notevolissimo talento e le capacità compositive del loro sfortunato autore. In particolare, il perentorio inizio di Der Sänger scolpisce le parole con una declamazione che rende plastica la scena descritta nella ballata goethiana.

Il confronto con i successivi tre Lieder di Bruckner, sempre nella esecuzione di Groissböck, dimostra come, almeno per quanto riguarda la “piccola forma”, l’allievo fosse superiore al maestro: Im April, Herbstkummer e Mein Herz und deine Stimme, infatti, offrono tratti di grande piacevolezza, ma non presentano momenti di particolare originalità. Di Hugo Wolf, Groissböck ha eseguito Drei Lieder nach Gedichten von Michelangelo che sigillarono, nel 1897, la produzione dell’autore cinque anni prima che morisse, appena quarantatreenne, anch’egli in preda alla follia. Del 1888 sono invece i Mörike-Lieder, in sei dei quali – In der Frühe, Denk’es, o Seele!, Wo find ich Trost, Das verlassene Mägdlein, Verborgenheit e Gesang Weylas - Waltraud Meier ha sintetizzato gli umori, i colori e i sentimenti che si alternano e compenetrano, sfumando gli uni negli altri, in questa splendida raccolta poetico-musicale. Negli ultimi tre, in particolare, il suo canto si legava davvero indissolubilmente alla parola, anche nei momenti più “lirici” presenti in Verborgenheit. La vocalità della Meier si percepiva sempre più essenziale di mano in mano che procedeva negli estratti dal Knaben Wunderhorn di Mahler a lei affidati - Rheinlegendchen, Das irdische Leben, Wo die schönen Trompeten blasen, Des Antonius von Padua Fischpredigt - per concludere con Urlicht, meraviglioso suggello al programma ufficiale.

Tre i bis concessi, di cui due schubertiani – An die Musik, proposto da Groissböck ed Erlkönig, prova tecnicamente impervia per il pianista che Joseph Breinl ha eseguito magistralmente, offrendo a Waltraud Meier uno sfondo drammaturgico perfetto per interpretare i tre personaggi dell’immaginario goethiano. I due cantanti si sono infine congedati dal pubblico eseguendo a due voci Trost im Unglückancora da Des Knaben Wunderhorn.

 
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