| Alla Scala le star del Barocco |
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| Lunedì 12 Giugno 2023 19:19 |
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Alla Scala le star del Barocco per Carlo il Calvo di Porpora e l’anteprima di Macbeth a favore di Villa Verdi di Sant’Agata
Incorniciate fra due recite di Rusalka, capolavoro operistico di Antonín Dvořák finora mai rappresentato a Milano, due serate diversissime, ma entrambe straordinarie, attendono il pubblico del Teatro alla Scala.
Mercoledì 14 giugno, nell’ambito del progetto scaligero di riscoperta del Barocco italiano, la sala del Piermarini accoglierà per la prima volta un’opera di Nicola Porpora (Napoli, 1686 – 1768), Carlo il Calvo, su anonimo libretto tratto da L’innocenza giustificata (1698) di Francesco Silvani, andata per la prima volta in scena al Teatro delle Dame di Roma nella primavera del 1738. L’opera verrà presentata in forma di concerto dal complesso Armonia Atenea diretto da George Petrou, con una compagnia di stelle del repertorio barocco - Julia Lezhneva, Franco Fagioli, Max Emanuel Cencic, Suzanne Jerosme, Ambroisine Bré, Dennis Orellana e Stefan Sbonnik - che hanno riportato questo titolo al centro dell’attenzione del mondo musicale nel 2020 con un’edizione di grande successo al Teatro dei Margravi (Markgräfliches Opernhaus) di Bayreuth.
Nato a Napoli e attivo in tutta Europa - a Roma, Vienna, Venezia e Londra - Porpora fu anche insegnante di composizione (ebbe per allievo e valletto Haydn), ma soprattutto di canto, avendo come discepoli grandi castrati, fra i quali Farinelli e Caffarelli. La passione di Porpora per le voci si riflette nella spettacolare scrittura delle sue opere che richiedono straordinarie qualità virtuosistiche.
L’intricatissima trama dell’opera si ispira liberamente alla vita di Carlo II, detto “il Calvo” (823 – 877), re dei Franchi e imperatore dell’impero carolingio (e dotato di normale capigliatura, almeno stando all’iconografia), figlio di secondo letto dell’imperatore Ludovico il Pio. Questi aveva scelto di designare suo principale erede il primogenito Lotario, avuto dalla prima moglie Ermengarda, salvo poi ricredersi e destinare – con la Dieta di Worms (829) - parte dei territori a Carlo, figlio di Giuditta, la seconda moglie, il che, naturalmente, suscitò il risentimento di Lotario: ed è su questa base storica che il librettista costruisce una vicenda di pura invenzione.
Assolutamente fedele al testo di William Shakespeare è invece il libretto di Macbeth di Giuseppe Verdi, che torna in scena per sei recite, dal 17 giugno all’8 luglio, con un’anteprima, giovedì 15 giugno, con la quale il Teatro alla Scala aderisce all’iniziativa “Viva Verdi” promossa dal MIC in collaborazione con i teatri lirico-sinfonici italiani, per sostenere il progetto di salvaguardia, promozione e valorizzazione di Villa Verdi, la casa-museo del compositore a Sant’Agata di Villanova sull’Arda. Si tratta della ripresa dello spettacolo che aveva aperto la Stagione 2021/2022. La regìa, ambientata in un ambito temporale incerto fra presente e futuro, ma comunque inquietante, è firmata da Davide Livermore e si muove negli spazi monumentali e ricchi di riferimenti portaluppiani disegnati da Giò Forma, mentre i costumi sono di Gianluca Falaschi. Sul podio Giampaolo Bisanti, direttore milanese al suo secondo titolo scaligero dopo il successo ottenuto con Adriana Lecouvreur. Protagonista sarà, come il 7 dicembre 2021, Luca Salsi, baritono verdiamo di riferimento dei nostri anni, che tornerà il prossimo 7 dicembre come Marchese di Posa nel Don Carlo di inaugurazione della Stagione, mentre Lady è Ekaterina Semenchuk, anche lei intensa interprete di alcune recite nel dicembre 2021. Completano i ruoli principali Jongmin Park come Banco e Fabio Sartori come Macduff.
Il Coro del Teatro alla Scala è diretto dal Maestro Alberto Malazzi, le coreografie sono state concepite da Daniel Ezralow. L’opera viene eseguita nella versione del 1867, come documentata dall’edizione critica curata da David Lawton per Ricordi, con l’inserimento, nel quarto atto, della morte di Macbeth (“Mal per me che m’affidai”), tratta dalla prima versione, del 1847. |





